CRIPTA
DEI
SS. ANDREA E PROCOPIO
CRIPTA DELLA
MASSERIA ZACCARIA
CRIPTA DI
S. GIOVANNI DI STAVETA
CHIESA - GROTTA
S. CECILIA
CHIESA ANONIMA DELLA
MASSERIA IACOVELLA
CRIPTA ANONIMA
DI
CRISTO DELLE ZOLLE
CRIPTA DELLA MASSERIA
LAMALUNGA
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La condizione essenziale per lo sviluppo degli
insediamenti rupestri a Monopoli
era strettamente collegata all’efficienza della
rete viaria, che univa borghi e casali.
I villaggi rupestri, generalmente ampliamenti
di cavità naturali, storicamente sviluppatisi
tra il IX e XVI sec., erano del tipo “a parete”,
legati alla conformazione geologica di un
territorio molto friabile per l’abbondante presenza
di tufo calcarenitico.
Questo fenomeno, di concentrare piccoli insediamenti
intorno a un luogo di culto, si diffuse
moltissimo nel territorio, soprattutto ad opera
di contadini liberi che, spesso committenti di
personali cappelle, finivano per dedicarsi al
monachesimo.
Ma questi luoghi non furono mai considerati monasteri
per evitare che i Vescovi locali si
impadronissero delle circostanti terre.
E infatti nel X secolo le lamentele del popolo
spinsero Basilio II ad emettere una legge che
vietava la denominazione di Monastero per queste
strutture.
All’interno queste “cripte” si presentano molto
semplici; sono state denominate “basiliane” in
quanto dal sec. VIII, a causa delle lotte iconoclaste,
molti monaci dell’ordine di S. Basilio,
il cui culto era ancora vivo nel sec. XII, giunsero
in tutta la Puglia, continuando a professare
il loro culto e rivelandoci esempi di arte figurativa
devozionale, insieme ad altari, capitelli
e iconostasi di inequivocabile influsso orientale.
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